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                 Consulenze psicologiche e colloqui di sostegno.Psicoterapia
                 individuale, familiare e di coppia

DISTURBI TRATTATI/METODOLOGIA

 

DISTURBI TRATTATI
 

Depressione

Dipendenze (fumo, videogiochi, alcol…)

Ansia e Fobie

Attacchi di panico

Gestione Trauma

Problemi scolastici ed apprendimento

Disturbi del sonno

Sviluppo personale ed Autoefficacia

Problematiche intergenerazionali

Sostegno alla genitorialità

Tecniche di rilassamento

Comunicazione efficace

Gestione del conflitto

Autostima

 

 

Molto spesso ciò che ci preoccupa o meglio la nostra problematica, non rientra in alcuna categorie di disturbo trattata da noi psicologi, in questo caso sarebbe opportuno concordare un incontro per saperne di più.

 

METODOLOGIA

 

Il metodo di questo studio si fonda sulla Psicologia Analitica e privilegia, dunque, la parola, il parlare, il raccontare, il fare associazioni, stando seduti su una sedia, oppure recitando su un palcoscenico, dipingendo, danzando; quel metodo attraverso cui riusciamo ad esprimere quanto sentiamo e ciò che pensiamo attraverso le rappresentazioni di immagini espresse con il linguaggio o la manifestazione corporea e, metodo prediletto, attraverso l’analisi dei sogni i quali, attraverso le loro immagini, ci svelano a cosa tende la nostra psiche.

Nata da una costola della psicoanalisi di Freud, di cui Jung fu allievo, la Psicologia Analitica se ne distacca poiché Jung ritiene che la libido non si manifesti solo nelle istanze pulsionali individuali, ma che, invece, sia la manifestazione individuale del substrato archetipico profondo dell’umanità e che attraverso l’immagine archetipica, sia il motore della trasformazione del singolo. La trasformazione è   definita da Jung processo di individuazione, finalità dell’esistenza  di ogni individuo. La Psicoterapia Analitica ha dunque, lo scopo di favorire e promuovere il corretto svolgimento del processo d’individuazione. Per la Psicologia Analitica l’individuo è il portatore di un’essenza, egli deve, in primo luogo, servire se stesso e per farlo deve guardarsi e vedersi attraverso quel “conosci te stesso” inciso sul frontone del tempio di Delfi. Ciò vuol dire, quindi, prendersi cura di sé, delle proprie immagini, porsi in ascolto, di quel “piccolo popolo” e di quelle “persone” che abitano la nostra psiche, che di noi fanno parte pur non essendo nostre. Il disturbo psichico, in questa ottica , smette di essere considerato una malattia, e l’intervento analitico smette di essere considerato una “cura” che diventa, invece, aver cura dell’anima. Ne consegue che la clinica non mira più ad una “guarigione”, ma ad individuare il senso simbolico e archetipico del disturbo, al fine di aiutare il suo portatore ad utilizzare l’energia per la “trasformazione” e per la propria individuazione.